Una giornata da unità cinofila da valanga

Ciao,

io sono Ranger, un pastore belga malinois di 6 anni e sono un cane da ricerca del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Almeno così dice il mio amico, un bipede umano. Sono cresciuto con lui e tra di noi si è instaurato un rapporto profondo che ci ha portato nel tempo a fidarci l’uno dell’altro, insieme formiamo proprio una bella squadra. Durante l’anno ci alleniamo molto e anche se c’è da lavorare duramente io mi diverto sempre. L’addestramento consiste nel trovare gli umani che si nascondono con cura per rendere il più difficile possibile il loro ritrovamento, un po’ come a nascondino, io però alla fine li trovo sempre tutti e ogni volta che li scopro giochiamo insieme. Non è mica così facile credetemi.

Spesso succede di trovare degli ostacoli insormontabili che non mi permettono di proseguire e quando questo capita, devo guardarmi attorno ed essere bravo nel trovare subito una strada alternativa per raggiungere il mio obbiettivo. Il mio bipede umano è sempre con me, facciamo tante cose e passiamo molte giornate con i miei simili e suoi colleghi. Quando nevica spesso andiamo in un posto che a lui piace chiamare Base. Lì c’è una macchina che fa un baccano assordante e quando il rumore diventa fortissimo vola via. Mi piace molto andare li perché non ci si annoia mai e c’è sempre qualcuno che si occupa di me. Vicino al mio box c’è una campana che sento suonare spesso, anche più volte al giorno, non ho ancora capito bene a cosa serva, ma quando la sento, tutti incominciano ad agitarsi. Si muovono veloci mentre si infilano in testa degli strani caschi per poi correre e salire sulla grande macchina volante. In tutto quel marasma li guardo andare via e quando si alzano verso il cielo, io mi metto comodo comodo a riposare all’interno del mio box pronto ad aspettarli, perché quando tornano, sicuro che giochiamo.

Poi ci sono giornate diverse, come quella di oggi. La campana suona e il mio bipede dal vetro guarda fuori verso di me. Ci siamo, mi dico, oggi vado anche io. Lui esce, mi mette l’imbrago bello, quello per volare, e mi dice “oggi tocca a te!”. Ma io lo sapevo già, ve l’ho detto. A volte gli umani pensano di doverci spiegare tutto, è bello lasciarglielo credere. Una volta assicurato il mio imbrago alle cinghie del suo saliamo sulla macchina volante e partiamo. Qui sopra c’è sempre un sacco di rumore, non capisco mai bene quello che succede, ma il mio umano è qui vicino e quando sarà il momento so che mi dirà cosa fare. Salire su questa macchina è facile mentre scendere è sempre diverso: a volte mi fanno fare un bel salto fino a terra e aspettiamo che la macchina vada via e il rumore passi, altre volte il mio bipede mi prende in braccio e “voliamo”. Insieme usciamo dalla macchina e scendiamo piano piano verso terra che ai miei occhi sembra distantissima. Una volta che le mie zampe toccano terra arriva la parte che preferisco: è il momento di giocare. Come vi dicevo gli umani hanno l’insolita abitudine di nascondersi nei posti più strani, non so perché lo facciano, ma capita molto spesso. Oggi ,ad esempio, si sono nascosti sotto la neve. Non appena vediamo la macchina volare via, prima di liberarmi, il mio bipede mi dice: “Attento che andiamo a cercare!” So bene che se siamo li è perché c’è qualcuno da trovare, qualcuno che si è nascosto talmente bene che nemmeno il mio umano sa dove si trovi. Mi aspetto che si prepari anche lui con il suo bizzarro oggetto che tiene ben saldo in mano ogni volta e che non smette mai di fare rumore, ma invece oggi stranamente non lo usa e guardandomi negli occhi mi dice: “Tocca a te, cerca!” Lui non li vede e non li sente ma io si, io uno lo sento. E allora parto, lascio che le zampe corrano sulla neve in direzione dell’odore. Mi insegnano questo gioco fin da quando sono cucciolo, all’inizio gli umani che cercavo si facevano vedere; mi chiamavano e poi si nascondevano, ma visto che ero bravissimo e li trovavo subito hanno iniziato a non farsi vedere più e adesso quando io arrivo loro sono già nascosti. Ma poco cambia perché tanto il loro odore non lo possono nascondere! Ci sono volte in cui li sento subito ed è facile trovarli, altre in cui mi devo impegnare parecchio perché sono nascosti davvero bene, altre ancora in cui il loro odore è diverso, come oggi. Ma non importa perché se l’odore c’è, io li trovo sempre.

Corro sulla neve e mentre respiro annuso. Ci sono tanti odori intorno a me: qui ad esempio qualcuno è già passato, mentre qui riconosco un mio simile, io però non mi lascio influenzare, so bene che devo cercare l’odore nascosto, solo quello E lo trovo. La neve è talmente bagnata che sento l’acqua ghiacciata gelarmi le zampe, ma non posso fermarmi e inizio a scavare perché mi hanno insegnato che devo avvicinarmi all’odore il più possibile. Vedo il mio bipede correre e raggiungermi. So che mi aiuterà a scavare perché a volte la neve da togliere è tanta. Lui lo fa perché cosi, una volta arrivati vicino alla persona nascosta, quella può uscire e giocare con me. Non sa ancora che questa volta non giocherò, perché l’odore che sento è quello di una persona che non si muove più. Sono strani questi umani, però, perché a volte succede una magia, il mio gioco preferito compare all’improvviso proprio quando troviamo le persone anche se non si muovono. Il mio umano e i suoi simili scavano veloci: ma avevo ragione io, non si muove. Sono tristi, lo sento ma le coccole e i complimenti me li prendo comunque perché sono stato bravo, l’ho trovato! Del mio gioco però non c’è traccia. Vuol dire che non è finita. Il mio bipede si allontana un po’ per guardarsi intorno, c’è un grosso mucchio di neve che abbiamo già percorso in discesa e lui non gli toglie gli occhi di dosso, si volta verso di me e mi chiama perchè lo raggiunga. “Tocca ancora a te” mi dice “cerca”. E io so che c’è un altro umano che si nasconde e che questo è più difficile perché da qui non lo sento ma se il mio bipede dice che c’è, vuol dire che c’è, non ho dubbi, devo solo riuscire a sentirlo.

Così inizio a correre con il naso basso sulla superficie della neve per non farmi scappare nulla. Qui è dove siamo passati prima, vedo con il naso invece che con gli occhi. Qui è sceso l’altro umano che era sulla macchina volante con noi, più avanti ci sono altri odori ma li avevo già annusati prima. Poi lo sento è così impercettibile che lo supero, torno subito indietro e nel mentre mi pulisco il naso con aria nuova. Mi concentro, annuso la neve, spingo il naso più in profondità che posso. Qui lo sento, qui meno, qui no, cerco il punto in cui l’odore è massimo, come mi hanno insegnato, perché li si deve scavare meno per poter giocare. Mi aiuto con una zampa spostando un poco di neve alla volta per annusare meglio. Ecco è qui. Inizio a scavare con tutte le mie forze. Il mio bipede corre veloce al mio fianco. E’ la prima volta che non lo vedo fare qualcos’altro mentre cerco, vuol dire che lui davvero non sapeva dov’era. Scava umano! Veloce che è profondo perché l’odore lo sento appena! Ci vuole un po’ prima di riuscire a vedere un pezzetto di corpo di chi si nascondeva. Gli altri umani si affrettano intorno, parlano, controllano, fanno il possibile per farlo uscire ma capiscono che anche lui non si muoverà più e poi…… eccolo! Cosa vi avevo detto! Come per magia è comparso il mio gioco!!!

Base di Elisoccorso.

La campana suona. La centrale passa la missione: Valanga, due sepolti. Nessun segnale artva. L’equipe parte al completo: pilota, tecnico verricellista, tecnico di soccorso alpino, medico, infermiere e unità cinofila. La meteo è critica, forte vento e scarsa visibilità. Tramite verricello vengono sbarcati sul luogo del distacco prima il Tecnico del soccorso alpino e poi l’unità cinofila. I testimoni confermano la presenza di due persone travolte e nessun segnale artva. Tolta la neve smossa dalla valanga tutto è reso uniforme dalla scarsa visibilità, l’accumulo si è ammassato fino al bordo del lago sottostante, per il resto tutto è bianco, tutto è uguale, nessuno vede nulla, nessuno sente nulla. Nessuno tranne Ranger!

Abbiamo voluto raccontarvi questa storia perché a volte la voce dei cani da soccorso viene udita poco. Con tutta la tecnologia che vive attorno a noi, tendiamo a pensare, a credere e a dare per scontata la facilità dei ritrovamenti. Questo intervento invece ci ricorda che può succedere di trovarsi impotenti davanti alla forza della natura e che l’unica risorsa realmente valida sia l’olfatto incredibile di un cane. Perché una distesa di neve bianca, che per l’uomo è all’apparenza senza segnali e segni definiti, risulta invece per il cane uno scenario conosciuto e risolvibile.

Il supporto del cane è insostituibile in caso di mancanza di segnali artva, ma altrettanto risolutivo nel caso contrario. La sua formazione infatti è studiata per fargli individuare la massima fonte di odore che corrisponde alla posizione delle vie aeree del travolto. I cani scaveranno sempre verso il viso dei sepolti permettendo così ai soccorritori di arrivare nel minor tempo possibile alla loro liberazione per permettere al travolto di respirare liberamente. Fondamentale in ogni intervento è indubbiamente il lavoro dell’intera equipe che, utilizzando al meglio le risorse di cui dispone, dà soccorso e supporto agli infortunati. A volte si tende però a dimenticare che anche Ranger e molti suoi colleghi a 4 zampe fanno parte dell’equipe. Oggi abbiamo voluto dargli voce usando il suo punto di vista, perdonategli il linguaggio un po’ infantile e la non accuratezze dei termini tecnici ma è un cucciolone. Lui ha dato il massimo e ha svolto al meglio il lavoro per cui tutto il settore cinofilo investe così tanto tempo e risorse. Vi saluta ma ci teneva a farvi sapere, come ultima cosa, che è profondamente dispiaciuto di non aver potuto giocare con le persone travolte e a lui si uniscono tutte le UC del Piemonte.