Funghi, che passione! Ma senza sottovalutare i rischi.

Ogni anno a fine estate e inizio autunno inizia una attività curiosa e che porta ad un aumento dei frequentatori dei boschi, che di mattina buon’ora e per lo più in maniera solitaria lasciano casa per inoltrarsi nell’ombra umida armati di bastone, cestino di vimini, coltello e stivali: tali personaggi, che come i pescatori a volte narrano di imprese mitiche e trofei di cui vanno orgogliosi, sono i cercatori di funghi.

Come i pescatori, anch’essi sono convinti di svolgere un’attività priva di rischi, salutare e tutto sommato anche fruttuosa: in realtà quel che pensano è vero solo se alcune attenzioni, prima che i funghi arrivino sulla tavola, sono rispettate.

Ogni anno il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico compie alcune centinaia di interventi di ricerca e soccorso rivolti a cercatori di funghi, e alcune decine essi vengono ritrovati morti; tornati a casa il problema può essere rappresentato dall’avvelenamento o intossicazione da funghi, che in Italia colpisce ogni anno probabilmente un po’ meno di 3000 persone – non esistono casistiche certe – di cui fortunatamente solo qualche decina risulta mortale.

Appare chiaro da queste due casistiche che due sono i luoghi ‘pericolosi’ per l’appassionato cercatore di funghi: i boschi e la cucina di casa.

Classicamente (anche nelle favole che si raccontano ai bambini) è nei boschi che i funghi trovano il loro habitat naturale ed è il luogo dove il cercatore di funghi in allegra compagnia ma più frequentemente da solo, per gelosia dei posti segreti che ognuno di noi conosce e dove è sicuro di trovare i funghi più belli, si reca per la sua attività. Il bosco è un termine generico che si traduce nella realtà in boschi di collina o di bassa montagna, facili, sino ad arrivare ai boschi di montagna con pendenze accentuate e dirupi o salti di roccia anche notevoli; significa anche sentieri di accesso facili ma più frequentemente percorsi fuori traccia su terreno che può essere molto difficile e pericoloso e che può essere molto lontano dal punto di partenza e quindi molto faticoso e con possibilità di perdere l’orientamento; significa andare su terreno in genere umido, perché quello è il regno dei funghi, molto spesso con strati di foglie e fango e quindi scivoloso. L’ambiente non è dei più facili, e ci si può ritrovare su terreno pericoloso in maniera involontaria, inavvertita, portati dal caso e concentrati solo nella ricerca del gustoso obiettivo e la scivolata è in agguato. Proprio la scivolata con conseguente caduta o precipitazione è la causa di morte principale nei cercatori di funghi, causata anche dall’indossare calzature non adeguate: il 70% delle persone ritrovate morte calzavano stivali di gomma invece che più robusti scarponi, il che rappresenta un dato significativo. Consigliamo quindi di calzare scarponi, abbigliamento adeguato che ripari dal freddo e dall’umido e dai rovi (mai calzoni corti, per esempio) e possibilmente non mimetico, anche se questo contrasta con la naturale segretezza e gelosia del ‘posto segreto’, dove –dicevamo prima- i funghi sono più belli e buoni. L’altra causa di chiamata è la perdita di orientamento, perché non si conoscono i posti, perché si alza la nebbia, viene il maltempo o viene notte. In questo caso tornare sui propri passi o al limite rimanere fermi sul posto, evitando di girovagare a caso, magari finendo in posti ancor più pericolosi: attenzione, il cellulare è utilissimo, ma non sempre c’è copertura della rete e se si chiede aiuto, telefonando al 112, occorre almeno sapere indicare la zona in cui ci si trova. Sembra una cosa banale, ma la nostra esperienza indica che non sempre uno sa indicare dove si trova, a volte neppure il luogo da dove è partito e dove ha lasciato la macchina! Se si è da soli, lasciare sempre detto dove si va e l’itinerario che si intende percorrere, senza cambiare all’ultimo momento o comunque avvisando a casa.

Questi consigli li potete nel volumetto sicuri in montagna scaricabile gratuitamente a questo link: Sicuri a cercar funghi. 

Eccoci finalmente a casa con il prezioso bottino, soddisfatti e orgogliosi, ma proprio la cucina è l’altro luogo pericoloso, questa volta per il rischio di intossicazione o avvelenamento. Tutti sappiamo che esistono i funghi velenosi ma non tutti sappiamo riconoscerli: la possibilità di confondere un fungo velenoso con uno commestibile è possibile, e a questo si aggiunge il fatto che alcuni sono commestibili se cotti, ma non se crudi o malcucinati. Se non si è assolutamente sicuri di quello che si è raccolto, ecco che in vostro aiuto vi è l’ispettorato micologico (Ministero della Salute – Ispettorati micologici). Tali strutture sono presenti in tutta Italia e svolgono opera di prevenzione in genere presso le Asl del territorio: a loro ci si può rivolgere per consigli e per consulenza, portando i funghi raccolti (o regalati) per un attendibile parere di bontà e commestibilità. Non fidatevi di antichi o tradizionali metodi tramandati da nonni o bisnonni: inutile e anche un po’ cattivello cercare di fare assaggiare prima al gatto per vedere che effetto fa, come non funziona il metodo della posata d’argento che diventa nera se il fungo è velenoso e così via… meglio il parere dell’esperto. Se l’argomento poi vi appassiona, esistono anche numerosi gruppi o associazioni micologiche, in cui il fungo è l’unico argomento di discussione e la micologia un’arte e una scienza. Se alla fine, tutto questo non ha funzionato, e dopo l’assunzione di funghi compaiono disturbi, soprattutto gastroenterici (nausea, vomito, dolori addominali, diarrea), non bisogna esitare a chiamare il 112/118 e seguire le istruzioni.

Ah, dimenticavo: Buon appetito!