Caldo in montagna: riconoscere e trattare le patologie da calore
Con le estati sempre più calde, l’eventualità di dover intervenire su una patologia da calore — o di soffrirne noi stessi come soccorritori — non è più un’eccezione. Le patologie da calore non sono un fenomeno “tutto o niente”: vanno pensate come una scala continua, che parte da un semplice crampo muscolare e può arrivare, nei casi peggiori, a un’emergenza capace di uccidere in pochi minuti se non riconosciuta: il colpo di calore.
La buona notizia è che ciò che davvero fa la differenza — riconoscere per tempo i segnali e raffreddare subito il paziente — può essere messo in pratica sul posto dai soccorritori, in attesa dei soccorsi avanzati o prima di trasportarlo a valle. Nel colpo di calore, il fattore che decide se una persona sopravvive senza danni permanenti non è la sofisticazione delle cure ospedaliere, ma quanto in fretta si abbassa la temperatura corporea sul posto, prima ancora di iniziare il trasporto. Il raffreddamento va avviato subito e proseguito anche durante l’evacuazione — mai “prima trasportiamolo, poi lo raffreddiamo”.
Un concetto da avere ben in testa: se troviamo una persona confusa, disorientata o incosciente dopo un’esposizione al caldo o uno sforzo intenso, non perdiamo tempo a cercare di misurare la temperatura con precisione prima di iniziare a raffreddarla. Se il quadro clinico (caldo, sforzo, stato mentale alterato) fa sospettare un colpo di calore, si raffredda subito — anche senza termometro, anche se non siamo sicuri al 100% — e si valuta il resto strada facendo.
Vediamo ora, stadio per stadio, cosa osservare, cosa fare e cosa invece è meglio evitare.
I crampi da calore
Sono spesso il primo campanello d’allarme. Si manifestano con contrazioni muscolari dolorose e involontarie, tipicamente ai grandi gruppi muscolari, durante o subito dopo uno sforzo in ambiente caldo. La temperatura corporea resta normale o solo lievemente elevata, e lo stato mentale è integro.
Cosa fare:
- Fermare l’attività e portare la persona all’ombra o in un luogo fresco.
- Se cosciente, reidratare per via orale con soluzioni isotoniche elettrolitiche/bevande sportive: funzionano meglio della sola acqua.
- Lo stretching passivo del muscolo colpito può aiutare quando il crampo è più simile a un normale crampo da sforzo (localizzato, da fatica muscolare) piuttosto che diffuso.
Cosa NON fare:
- Non far riprendere subito l’attività fisica: il crampo è un segnale che, ignorato, può evolvere.
La sincope da calore
Uno svenimento breve, con ritorno rapido e completo alla normalità, che compare tipicamente stando a lungo in piedi al caldo o subito dopo l’interruzione di uno sforzo intenso. Pelle spesso pallida e sudata.
Cosa fare:
- Far sdraiare la persona in un ambiente fresco.
- Una volta pienamente cosciente e collaborante, reidratare per via orale con liquidi isotonici o con acqua, a piccoli sorsi, con costanza.
Attenzione:
- Nella sincope, valutare il paziente secondo lo schema XABCDE, considerare un possibile trauma da caduta e indagare altre cause mediche che provocano alterazioni della coscienza (es. patologie cardiache, ipoglicemia, alterazioni neurologiche).
L’esaurimento da calore (heat exhaustion)
È lo stadio intermedio, quello su cui più spesso possiamo intervenire evitando che precipiti in colpo di calore. Il quadro è variabile: sete intensa, debolezza, stanchezza marcata, malessere generale, ansia, vertigini, mal di testa, nausea, a volte anche uno svenimento. La temperatura corporea è normale o poco sopra i 37°C, comunque sotto i 40°C, e — punto chiave che la distingue dal colpo di calore — lo stato mentale resta sostanzialmente integro: la persona è stanca e magari un po’ confusa per il malessere, ma resta orientata e capace di rispondere in modo coerente.
Cosa fare:
- Interrompere subito lo sforzo e spostare la persona in ombra o in un ambiente fresco.
- Raffreddamento attivo: bagnare la pelle con acqua fresca o applicare sul corpo panni bagnati e ventilare (aria mossa col casco, con il collare cervicale, con una maglietta o una giacca)
- Se cosciente e orientata: reidratare per via orale con soluzioni isotoniche o elettrolitiche/bevande sportive, a piccoli sorsi ma con costanza.
Cosa NON fare:
- Non sottovalutare il quadro.
- Non far ripartire la persona o proseguire l’attività prima che il quadro sia chiaramente migliorato, propendere sempre per l’ospedalizzazione.
- Non somministrare o fare autosomministrare farmaci antipiretici (tachipirina, aspirina, ibuprofene): vale ancora di più per il colpo di calore, vedi sotto.
Il colpo di calore (heat stroke) — EMERGENZA
È la forma grave e potenzialmente mortale. Il criterio diagnostico chiave è la combinazione di due elementi:
- Temperatura corporea molto elevata (indicativamente sopra i 40°C — anche se, come detto, non serve misurarla con precisione per agire).
- Alterazione dello stato mentale: confusione, disorientamento, comportamento bizzarro o aggressivo, convulsioni, fino alla perdita di coscienza.
Può capitare sia in persone giovani e allenate durante uno sforzo intenso (colpo di calore da sforzo — il caso più comune in ambiente alpino), sia in persone anziane o fragili semplicemente esposte a caldo intenso senza sforzo (colpo di calore “classico”): il trattamento sul campo è lo stesso in entrambi i casi.
Cosa fare SUBITO:
- Airway, Breathing, Circulation prima di tutto: valutare vie aeree, respiro, circolo, come per qualunque paziente critico.
- Raffreddare prima, muovere dopo. Il raffreddamento si inizia sul posto, non si rimanda al mezzo di soccorso o all’ospedale, e va proseguito durante tutta l’evacuazione.
- Il metodo di gran lunga più efficace è l’immersione in acqua fredda o ghiacciata, di tronco e arti. Più l’acqua è fredda, più il raffreddamento è rapido. In ambiente alpino un torrente, un lago, la fontana di un rifugio sono ottime opzioni. Attenzione alla corrente: non immergere la persona in acque turbolente, tenere sempre la testa fuori dall’acqua, e non lasciare mai la persona sola nell’acqua (rischio di annegamento/inalazione se lo stato di coscienza peggiora). Il paziente va immerso senza vestiti, con solo abbigliamento intimo indossato. Non immergere il paziente se posizionato in un presidio (NEXT, barella, etc).
- Se l’immersione non è possibile, la seconda scelta è bagnare tutta la pelle con acqua fresca (dopo aver tolto/allentato gli indumenti) e ventilare attivamente (aria mossa, come prima): funziona, ma è molto più lento — indicativamente la metà della velocità dell’immersione —nel frattempo organizzare l’evacuazione!
- Se vengono usati pacchi di ghiaccio, vanno applicati su tutta la superficie del corpo, avvolti in un panno sottile e bagnato per aumentare il contatto, senza creare ustioni da freddo. Non basta metterli solo su collo, ascelle e inguine: da soli, in quei punti, danno un contributo quasi nullo al raffreddamento — è un’idea diffusa ma poco efficace se usata come unico intervento. Se il ghiaccio disponibile è poco, meglio concentrarlo su palmi delle mani, piante dei piedi e guance, dove la pelle è particolarmente ricca di vasi sanguigni superficiali.
- Non usare il telo termico/coperta isotermica per raffreddare: non abbassa la temperatura in modo apprezzabile.
- Se possibile, continuare il raffreddamento fino a un miglioramento clinico chiaro (la persona diventa più lucida, meno agitata).
- Monitorare costantemente stato di coscienza, respiro e circolo. Tremori, agitazione o irrequietezza durante l’immersione sono reazioni note e non devono far interrompere il raffreddamento.
- Attivare/allertare il soccorso avanzato il prima possibile, in parallelo al raffreddamento — non in sequenza.
Cosa NON fare:
- Non somministrare farmaci antipiretici (tachipirina, aspirina, ibuprofene): in questi casi la temperatura sale per un meccanismo completamente diverso dalla febbre e quindi questi farmaci non abbassano la temperatura, anzi possono essere francamente dannosi.
- Non aspettare il trasporto per iniziare a raffreddare: ogni minuto di ipertermia grave in più aumenta il rischio di danno permanente.
- Non usare la coperta termica/telo isotermico come se fosse uno strumento di raffreddamento.
- Non perdere tempo prezioso a cercare una misurazione precisa della temperatura prima di agire, se il quadro clinico è già chiaro.
- Non forzare liquidi per via orale se lo stato di coscienza è alterato: rischio di inalazione. In questi casi la reidratazione spetta al personale sanitario, per via endovenosa.
Il messaggio da portare a casa? Se lo stato mentale è alterato dopo esposizione al caldo o sforzo intenso, è colpo di calore fino a prova contraria — si raffredda sul posto, subito, con acqua il più fredda possibile su tutto il corpo, prima ancora di muovere il paziente.